Buon compleanno Ayrton! - Il Blog di Wadago

Sono trascorsi quasi 22 anni dal weekend di Imola del 1994, il più tragico per la Formula 1, che pure di giorni bui e tristi ne ha vissuti parecchi nella sua storia.

Quel fine settimana assolato sul circuito “Enzo e Dino Ferrari” ha cambiato per sempre la F1, in primis dal punto di vista della sicurezza, ma il prezzo da pagare è stato altissimo: nel giro di due giorni ben due vite spezzate, quella di Roland Ratzenberger e quella di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, Ayrton Senna, che proprio oggi avrebbe compiuto 56 anni.

L’asso brasiliano nacque il 21 marzo del ’60 a San Paolo e crebbe in una famiglia facoltosa, che aveva già pianificato il futuro per il piccolo Ayrton Da Silva (fino ai primi anni di carriera si è fatto chiamare col cognome del padre): giacca e cravatta, borsa ventiquattrore e un ufficio da mandare avanti.

Ma non era questo il futuro che Ayrton aveva in mente per sé: la passione per i motori era troppo forte, irrinunciabile anche a costo di abbandonare un avvenire sicuro per un futuro incerto, non solo dal punto di visto economico data la pericolosità del motorsport dell’epoca.

Il giovane Ayrton impressiona subito a bordo dei kart e il passaggio alle monoposto diventa quasi obbligato: fermamente intenzionato a coltivare la propria carriera di pilota, Senna si trasferisce in Europa per avere delle possibilità che il Sud America non avrebbe mai potuto garantirgli.

Animo sensibile e ragazzo dai saldi valori, patisce il distacco dalla famiglia e dal suo ambiente e soffre di solitudine durante i primi mesi europei, nei quali fra l’altro non mancano i risultati in pista.

La classica “saudade” ha la meglio e Ayrton fa ritorno in Brasile, ma questo ragazzo molto talentuoso al volante è dotato anche di spirito battagliero e ferocia agonistica: una volta tornato a San Paolo, non si sente più a suo agio come prima, non tanto per il ruolo di manager d’azienda che vorrebbe imporgli il padre – e che comunque gli sta stretto – ma soprattutto per aver abbandonato la sua passione più grande, per essersi tirato indietro alle prime difficoltà.

ayrton sennaBasta un breve periodo di riflessione per comprendere: Ayrton rifà le valige e torna in Europa, stavolta senza ripensamenti.

Comincia così la carriera di uno fra i più grandi piloti nella storia della Formula 1, velocissimo e dotato di estrema sensibilità alla guida, caratteristica che lo rendeva anche un eccellente collaudatore.

Non faticò ad impressionare gli addetti ai lavori con le sue doti al volante: domina nelle categorie propedeutiche alla Formula 1, il suo sogno da raggiungere è ormai a portata di mano dopo una gavetta rapida ma allo stesso tempo formativa; dall’81 all’83 sono tre anni ricchi di successi, che permettono ad Ayrton di farsi conoscere e apprezzare anche dai proprietari delle scuderie di F1.

Proprio nell’83 decide di utilizzare il cognome della madre, Senna, poiché meno diffuso di quello del padre e che gli avrebbe permesso di essere più facilmente riconosciuto.

Diverse scuderie gli propongono un volante: McLaren, Williams e Brabham sono nomi prestigiosi nella Formula 1.

Ayrton prova le loro vetture ma alla fine sceglie la piccola Toleman, meno competitiva delle altre.

Una scelta incomprensibile per tanti, ma azzeccata per Senna, dotato di grande intelligenza sia in pista che fuori e che voleva approcciarsi alla F1 per gradi, senza correre il rischio di bruciarsi.

La Toleman è una piccola realtà nella quale crescere con calma e apprendere i segreti della massima categoria e Ayrton debutta con la scuderia inglese (con una forte componente italiana) nel 1984.

Si ripete quanto visto nelle formule minori: Senna impressiona fin da subito e rischia addirittura di vincere un gran premio, a Montecarlo (sua pista preferita), sotto la pioggia (sua grande alleata) e contro Alain Prost (suo acerrimo rivale).

A negargli il successo è una controversa decisione della direzione gara, che ferma la corsa due giri prima di quelli effettivi, durante i quali Ayrton aveva superato Prost e preso il comando della gara.

La sua espressione sul podio la dice lunga: amareggiato nonostante uno splendido secondo posto conquistato con una monoposto da metà schieramento e in condizioni proibitive, sotto un diluvio che aveva portato all’errore grandi campioni come Lauda e piloti ben più esperti di lui.

Nel corso della stagione conquista altri due podi: il rookie è già pronto per passare ad una scuderia più competitiva.

Straccia il contratto con la Toleman, con tanto di penali da pagare, e si accorda con la Lotus: uno dei marchi più vincenti e affascinanti della Formula 1.

Vince la seconda gara del 1985 – sotto il diluvio, naturalmente – ma si mette in luce soprattutto per la velocità in qualifica con ben 7 pole position, a cui aggiunge due successi.

L’anno successivo riesce persino a lottare per il mondiale nella prima parte della stagione, poi l’affidabilità della sua Lotus lo tradisce costringendolo a cedere il passo, ma porta a casa ancora due vittorie e la bellezza di 8 pole.

Il 1987 è l’anno della maturità: con una vettura inferiore rispetto agli anni precedenti è meno veloce in qualifica ma più consistente in gara e conclude il mondiale al terzo posto.

È pronto per il grande salto e nel 1988 viene ingaggiato dalla scuderia più forte del momento, la McLaren, accanto al pilota più forte di quegli anni, Alain Prost.

Conquista il mondiale al primo colpo, ottenendo più vittorie e più pole del compagno di squadra.

Il suo sogno è coronato: Ayrton è campione del mondo, ma a lui non basta.

L’anno seguente la motivazione è la stessa ma il rapporto fra i due “galli” del pollaio McLaren si fa teso: Prost cerca di contrastare il giovane, e più veloce, compagno con manovre di stampo politico, Ayrton non ci sta e soffre la situazione.

I due arrivano allo scontro “fisico”: a Suzuka le due McLaren si scontrano, il titolo va a Prost fra roventi polemiche.

Senna attacca duramente la Federazione e rischia di perdere la licenza.

La separazione dei due è inevitabile: Prost va alla Ferrari, Senna resta in McLaren.

La situazione sembra stabilizzarsi, ma nel 1990 nuovo scontro a Suzuka: Senna butta fuori il rivale e conquista il titolo, vendicandosi di quanto accaduto un anno prima.

Sono due anni molto tesi e difficili per Ayrton, che racconterà tempo dopo di non aver gioito affatto per quel titolo e di non essere riuscito a placare il suo istinto che l’ha portato a buttare fuori pista Prost come una sorta di risarcimento per quanto accaduto nell’89.

Nel 1991 si torna alla normalità e Senna fa suo il terzo mondiale, entrando nella ristretta cerchia dei grandissimi.

Gli anni successivi sono avari di soddisfazioni ma sono proprio il 1992 e il 1993 a far entrare Senna nel mito: con una vettura nettamente inferiore rispetto alla super-Williams di quel periodo, dà del filo da torcere prima a Mansell e poi a Prost (che diventeranno campioni del mondo), dando spettacolo soprattutto sul bagnato: a Donington la dimostrazione di superiorità è schiacciante, cinque sorpassi nel primo giro e successo conquistato con facilità quasi irrisoria, diventando per tutti “Magic Senna”.

La McLaren ormai gli sta stretta: è tempo di avere tra le mani la vettura più forte del lotto, ovvero la Williams.

Una monoposto velocissima ma anche difficile e con la quale Ayrton lotta non poco per tentare di domarla, sino alla drammatica gara di Imola e al terribile incidente alla curva del “Tamburello”.

Un incidente privo di responsabili secondo la giustizia, ma nel quale non sono esenti da colpe i progettisti di quella vettura, che sacrificarono la sicurezza in nome delle prestazioni.

Il destino a volte sa essere beffardo: Ayrton morì proprio in Italia, di fronte ad un pubblico che lo amava alla follia nonostante non avesse mai corso in Ferrari; più volte ci furono dei contatti fra la Rossa e Senna, ma non si concretizzarono mai.

A distanza di oltre vent’anni dalla scomparsa, l’amore per Senna da parte degli appassionati non è mai venuto meno: ovunque tu sia in questo momento, buon compleanno Ayrton!

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